Letture di Febbraio e di Marzo (Consigliati&Sconsigliati)

Nel mese di Febbraio le mie letture sono andate abbastanza a rilento per i miei standard, essendo stata immersa per quasi tre settimane nell’ultimo capitolo della saga dei libri dimenticati di Carlos Ruiz Zafon, “Il labirinto degli spiriti” (edito Mondadori, costo 23.00 euro, pagine 832). Dopo più di dieci anni finalmente si chiude il cerchio iniziato con “L’ombra del vento” e proseguito con “Il gioco dell’angelo” e “Il prigioniero del cielo”. Quest’ultimo capitolo inizia nel 1959 con la sparizione del ministro Valls (già apparso nel precedente romanzo), e ad investigare sulla faccenda sarà un nuovo personaggio, Alicia Gris, giovane donna bellissima dal passato tormentato, che devo dire mi è piaciuta subito moltissimo. Ad aiutarla ci sarà un secondo nuovo personaggio, il capitano Vargas, ho apprezzato molto anche lui.  Queste vicende però hanno contribuito a farmi faticare ad entrare nell’ottica della storia e a chiedermi quando finalmente ci sarebbero state le connessioni del caso, ma quando poi finalmente sono arrivate finire il libro è stato un volo in picchiata. In questo capitolo incontriamo anche un nuovo scrittore “maledetto”, Victor Mataix, con una storia non meno interessante di quelli che lo hanno preceduto. E soprattutto Daniel Sempere, che ormai adulto riuscirà finalmente a saperne di più sul passato di sua madre Isabella, permettendo anche a noi lettori di chiudere il cerchio della storia. Ho trovato un finale abbastanza coerente (nonostante alcune incongruenze con gli altri libri, ma non importa :)e senz’altro commovente.

 

Ho amato moltissimo la Barcellona di Zafon, da quando nel 2008 lessi “L’ombra del vento” dietro consiglio di un’amica, l’ho visitata due volte, e ci sono ritornata mentalmente più volte durante la lettura di questo romanzo, cercando con Google alcune cose che non conoscevo e che ho trovato molto affascinanti.

L’autore ha dichiarato che i suoi 4 libri possono essere letti in qualunque ordine, ma personalmente vi consiglio una lettura in ordine di uscita, e possibilmente consequenziale. 

Terminato Zafon, sono poi passata a “Teorema dell’incompletezza”, romanzo d’esordio di Valerio Callieri (edito Feltrinelli, costo 18.00 euro, pagine 352), il libro vincitore dell’ultimo Premio Calvino. Mi ha attirato appena uscito per via dell’ambientazione romana e per la quarta di copertina che così diceva: ” Due fratelli indagano sulla morte del padre, ex operaio Fiat ucciso nel suo bar di Centocelle durante una rapina. A raccontare è il più giovane, che scopre una misteriosa dedica in codice – “Non lasciarmi sola, Clelia 1979” – sul retro di una cornice. Si apre così uno spiraglio sul passato insospettabile del padre. Dietro all’immagine del barista ironico e tifoso della Roma emerge uno sconosciuto segnato da segreti e contraddizioni che affondano negli anni della contestazione e della lotta armata” - oltre al fatto che trattasse un po’ anche il tema dei viaggi nel tempo (e tutto questo mi ha anche ricordato vagamente uno dei miei film preferiti, “La scoperta dell’alba”, a sua volta tratto da un libro), e che sono sempre molto attenta ai titoli candidati al Premio Calvino.

Ma devo dire la scintilla non è scattata. E’ un libro sicuramente ben scritto, che racconta fatti storici e anche drammatici ma trova comunque il modo di farlo con molta ironia, però in alcuni tratti onestamente mi ha annoiata (ad esempio ho trovato poco credibili i salti temporali, tema che io adoro).

Nel complesso comunque ho apprezzato la storia, e come esordio letterario mi sembra senz’altro un buon lavoro.

Infine ho letto “Uccellino del paradiso” (edito Mondadori, costo edizione economica 10.50 euro, pagine 489). Si tratta del mio primo libro della premiatissima Joyce Carol Oates, che ho terminato proprio ieri. Avevo anche diversi suoi ebook da leggere ma io preferisco sempre i cartacei e quindi il prescelto alla fine è stato lui.

E’ una storia ambientata nella cittadina americana di Sparta nel 1983, dove viene uccisa una donna e vengono subito sospettati il marito e l’amante di lei, senza però la certezza di chi dei due sia veramente il colpevole.

Inizialmente la vicenda ci viene raccontata dalla quindicenne Krista, la figlia di Eddie Diehl, amante di questa donna che si chiamava Zoe Kruller.

La seconda parte invece è caratterizzata dal racconto del figlio di Zoe – Aaron – che è per metà indiano da parte del padre Delray, e vive una vita un po’ ai margini come tutti gli altri ragazzi con le sue stesse origini.

Solo la terza parte svelerà la soluzione della vicenda.

Sono stata subito catturata dalla scrittura della Oates, che ho apprezzato molto, capisco perche’ sia tanto famosa. Un po’ meno mi ha catturata la vicenda in se stessa, l’ho letta velocemente e con curiosità ma ho trovato che sia stata tirata troppo per le lunghe (ma pare che questa sia una sua caratteristica ricorrente) e il finale quando poi è arrivato mi ha lasciata un tantino perplessa. Non penso sia uno dei lavori migliori di questa scrittrice, sicuramente ne leggerò altri anche perche’ ha affrontato tanti di quei generi che sicuramente prima o poi so che ne incontrerò uno magari più adatto alla mie corde.

 

Ho poi ascoltato due audiolibri tramite Audible, “Storia di chi fugge e di chi resta” e “Storia della bambina perduta”, ultimi due della tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante che riguardano la maturità e la vecchiaia delle protagoniste (dei precedenti due avevo parlato qui) e adesso voglio dire quello che penso di questa famosissima saga, probabilmente con qualche piccolo spoiler quindi siete avvisati di non leggere oltre l’immagine se non desiderate saperne più di tanto ;)

 

 

Anzitutto voglio dire quanto io abbia amato il personaggio di Lina Cerullo, “Lila” solo per la narratrice Elena, amica e in qualche modo rivale di una vita intera. Come ho detto nel precedente post conosciamo le due bambine nel primo libro della serie, quando sono alle elementari e giocano con le bambole. Da allora ne faranno di strada, attraversando i decenni di un’Italia in continuo mutamento anche nel loro rione napoletano, che è abitato da tantissime persone che impariamo piano piano a riconoscere (alcune anche ad apprezzare, altre meno). Devo dire che mi sono piaciuti soprattutto il primo ed il quarto capitolo di questa tetralogia, secondo me i migliori. Sin dall’inizio non sono riuscita a provare alcuna empatia per Elena – detta Lenù, che poi è la narratrice di tutta la storia – che ho trovato apatica e pesante, priva di alcuno slancio vitale, oltre ad aver trovato insopportanile il suo uso smisurato del verbo “lodare” per tutta la durata della vicenda, rendendoci subito chiaro quanto sia competitiva ed attenta alle apparenze (allo stesso modo ho trovato odiose le sue figlie in seguito). Lei ci parla subito di Lila come di quella che dovrebbe essere “cattiva”, rispetto a lei che invece sarebbe la buona…cosa sulla quale non sono affatto d’accordo, perchè Lila si dimostra da subito più intelligente, ma la sua è un’intelligenza che non ostenta mai oltre misura, e poi per tutta la storia ho apprezzato tantissimo la sua grande generosità e la sua umanità (ad esempio quando impara da autodidatta il latino dopo aver dovuto lasciare la scuola – anche per aiutare Elena – o quando per diversi anni compra i libri scolastici ad Elena); non mi viene in mente un altro personaggio letterario che mi abbia fatto commuovere (ma anche sorridere) tanto, al punto da sembrarmi quasi reale…Lila sono sicura mi resterà sempre nel cuore, perché è una combattente ma anche un’eroina resiliente.  

Sue sono le parole che più mi hanno colpita:

 

 ”Solo nei romanzi brutti, la gente pensa sempre le cose giuste, dice sempre le cose giuste, ogni effetto ha la sua causa, ci sono quelli simpatici e quelli antipatici, quelli buoni e quelli cattivi, tutto alla fine ti consola. Va’, va’, fai cose ancora più belle di quelle che hai fatto finora…grazie. Sono così contenta che siamo state amiche per tanto tempo e che lo siamo ancora”

(“Storia della bambina perduta”)

“Guardami finchè non mi addormento. Guardami sempre anche quando te ne vai da Napoli. Così so che mi vedi e sto tranquilla…”

(“Storia di chi fugge e di chi resta”)

 

L’ultimo capitolo si chiude in maniera assolutamente non scontata, ed io avrei voluto saperne ancora di più…ma poi mi sono resa conto che forse è stata una chiusura perfetta, che a mio parere lascerebbe anche le porte aperte per un quinto volume, magari narrato proprio da Lila, come mi sarebbe piaciuto fossero stati anche questi.

E’ notizia di questi giorni che stanno cominciando i provini per la serie di produzione internazionale diretto da Saverio Costanzo per la Fandango, e la cosa mi incuriosisce non poco.

Ovviamente vi consiglio questa saga, che mi è piaciuto molto ascoltare con la voce di Anna Bonaiuto, ma ora dovrò assolutamente comprare anche i libri cartacei… :)

E voi cosa state leggendo di bello? :)

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